
In mente e nel cuore, i sogni che illuminano le giornate da ragazzino, da grande diventeranno le strade percorse per raggiungere quel sogno; questo batteva nel petto di Charly Gaul quel giorno; questo batte ogni giorno nel petto degli Atleti.
Quell’8 Giugno del 1956 al Giro d’Italia, in maglia Faema-Guerra, Charly Gaul si aggiudicò, nelle prime due settimane di gara, la nona e la quindicesima frazione; l’8 giugno vinse quindi anche la ventesima tappa, che andava da Merano al Monte Bondone attraversando anche i passi del Rolle e del Brocon, sterrato. In una giornata da tregenda, caratterizzata da neve, vento e gelo, Gaul tagliò per primo il traguardo arrivando però in uno stato di semicongelamento, tanto che, dopo essere stato tirato giù di peso dalla bicicletta, riuscì a proferir parola solo dopo essere stato immerso in una vasca d’acqua calda. Ben 44 degli 87 ciclisti partiti al mattino abbandonarono la corsa. Il secondo classificato di giornata, Alessandro Fantini, giunse con quasi 8 minuti di ritardo da Gaul; a dodici primi arrivò invece Fiorenzo Magni (il quale, avendo una spalla fratturata, reggeva il manubrio con un laccio stretto fra i denti) mentre la maglia rosa Pasquale Fornara si ritirò. Charly Gaul risalì così in un sol giorno dal quattordicesimo posto in classifica, che occupava alla partenza della tappa, al primo, e difese il primato nelle ultime due giornate di gara, fino all’arrivo di Milano. Proprio per onorare l’”eroica” tappa del Monte Bondone, nel 2006 fu istituita la granfondo “La Leggendaria Charly Gaul Trento – Monte Bondone“, ma questa è un’altra storia.